Rassegna Stampa

Vistanet Cagliari

“Non una di meno”: l’8 marzo anche a Cagliari corteo e sciopero femminista

Fonte: Vistanet Cagliari
5 marzo 2019


“Non una di meno”: l’8 marzo anche a Cagliari corteo e sciopero femminista
Il corteo dell’8 marzo 2018 di Non una di meno a Cagliari
Nelle 24 ore del giorno 8 marzo 2019 tutte le lavoratrici e i lavoratori sia del pubblico impiego che del privato possono scioperare perché esiste la copertura sindacale generale.

     
In occasione della Giornata internazionale delle Donne, per il terzo anno consecutivo, la rete “Non Una di Meno lancia lo sciopero femminista”.

A Cagliari per l’8 marzo 2019, la rete locale di Non Una di Meno – Manc’una de mancu ha organizzato un corteo con concentrazione alle ore 9 ai Giardini pubblici (fronte museo) che attraverserà viale Regina Elena, piazza Costituzione, viale Regina Margherita, piazza Darsena, via Roma e largo Carlo Felice, per invadere, infine, piazza Yenne.

«Lo sciopero femminista prevede l’astensione da ogni attività lavorativa fuori e dentro casa, formale o informale, gratuita o retribuita – si legge in un comunicato stampa -. È sciopero dal posto di lavoro e dalle attività domestiche, è sciopero contro la divisione sessuale del lavoro che alimenta lo sfruttamento e la ricattabilità delle donne: è quindi sciopero politico e sociale».

A oggi lo sciopero è stato proclamato da diversi sindacati di base. Nelle 24 ore del giorno 8 marzo 2019, quindi, tutte le lavoratrici e i lavoratori sia del pubblico impiego che del privato possono scioperare perché esiste la copertura sindacale generale.

«Lo sciopero è la risposta a tutte le forme di violenza che sistematicamente colpiscono le nostre vite, in famiglia, sui posti di lavoro, per strada, negli ospedali, nelle scuole, dentro e fuori i confini – fanno sapere dalla rete locale di Non Una di Meno -. Femminicidi. Stupri. Insulti e molestie per strada e sui posti di lavoro. Violenza domestica. Discriminazione e violenza sulle donne disabili. Il permesso di soggiorno condizionato al matrimonio. Infiniti ostacoli per accedere all’aborto. Pratiche mediche e psichiatriche violente sui nostri corpi e sulle nostre vite. Precarietà che diventa doppio carico di lavoro e salari dimezzati. Un welfare ormai inesistente che si scarica sul lavoro di cura gratuito e sfruttato nell’impoverimento generale».