Rischiano i consiglieri che hanno detto sì alla proposta di Coimpresa
Ventuno membri del centrodestra hanno approvato la delibera malgrado contenesse un’indicazione falsa
MAURO LISSIA
CAGLIARI. La variante al piano Coimpresa per il colle di Tuvixeddu è al centro di un’inchiesta giudiziaria: il sostituto procuratore Daniele Caria ha aperto un fascicolo contro ignoti e per ora senza ipotesi di reato, quindi ha incaricato il nucleo investigativo del Corpo Forestale di acquisire tutti gli atti che riguardano la pratica negli uffici del Comune.
L’inchiesta è mirata sulla decisione assunta da ventuno consiglieri comunali il 28 marzo scorso di votare a favore della proposta di variante approvata dalla giunta comunale dieci giorni prima nonostante il sindaco Emilio Floris li avesse informati di un fatto fondamentale: mancava il nullaosta della Sovrintendenza ai beni culturali, come risultava dalla nota di smentita inviata dalla dirigente Maria Assunta Lorrai al sindaco e pubblicata nel sito internet del ministero. A sostenere che il via libera dei Beni culturali ci fosse era stata Coimpresa. In realtà - così ha chiarito la direttrice ministeriale - la proposta «non è stata oggetto di condivisione in quanto non conosciuta». Nessuna traccia neppure del parere regionale.
Ma vediamo i fatti nella loro successione. Si parte il 18 marzo scorso, quando arriva sul tavolo della giunta comunale la proposta di Coimpresa: si tratta di una «variante non sostanziale - è scritto nell’atto - perchè non incide sul dimensionamento globale del piano e non comporta modifiche al perimetro, agli indici di fabbricabilità e alle dotazioni di spazi pubblici o di uso pubblico». L’idea è di spostare volumetrie dal «catino» ad altre zone del colle di Tuvixeddu: la giunta comunale approva senza batter ciglio. La notizia esce sul Giornale di Sardegna e subito si scatenano le reazioni degli ambientalisti: per il Gruppo di Intervento giuridico, Italia Nostra e Legambiente quella variante dev’essere sottoposta alla verifica dell’ufficio regionale tutela del paesaggio e alla sovrintendenza. Ma il punto è proprio questo: nel testo della delibera votata dall’esecutivo comunale si fa riferimento ai pareri positivi di entrambi gli organi: «Le soluzioni proposte sono state condivise con il Mibac e l’assessorato regionale agli enti locali e urbanistica». Quindi sarebbe tutto in regola. Invece non è così: la direttrice Lorrai smentisce di aver esaminato la proposta di Coimpresa. Da Roma era già arrivata la notizia che Coimpresa non avrebbe mai voluto ricevere: accolto dal Consiglio di Stato il ricorso della Regione e di Italia Nostra contro l’edificazione di Tuvixeddu. Ma la pratica legata alla variante va avanti lo stesso e arriva all’assemblea comunale: è il 28 marzo, i consiglieri controllano l’ordine del giorno e si ritrovano in mano la copia della nota firmata dalla Lorrai. Sulla necessità di un approfondimento prevale la fretta e si va alle dichiarazioni di voto: Francesco Ballero (Pd) chiede senza perifrasi di ritirare la delibera, Ninni Depau (Pd) legge la nota di smentita del Mibac, Massimo Zedda (Sel) parla di «conflitto tra istituzioni» e Giuseppe Macciotta (Pd) taglia corto affermando che «la differenza tra quanto scritto nella delibera e quanto comunicato dal ministero inficia il documento sotto il profilo giuridico e dell’autorevolezza». Per la maggioranza parla il presidente della commissione urbanistica Massimiliano Tavolacci: «Si cerca solo di bloccare il progetto per interessi di campagna elettorale». Mentre il sindaco Floris valuta come «migliorativa la proposta di Coimpresa» e sostiene che «non ci sono motivi gravi per impedire la votazione».
Se i motivi siano gravi o no sarà adesso la Procura della Repubblica a stabilirlo. Di certo la delibera viene votata da ventuno consiglieri della maggioranza, i contrari sono sette. Poche ore dopo parte l’esposto del Gruppo di intervento giuridico e nei giorni scorsi il pm Caria ha deciso di approfondire la vicenda. Se l’inchiesta trovasse riscontri alle ipotesi di reato si dovrebbe parlare di abuso d’ufficio, che potrebbe riguardare una buona parte del consiglio comunale e forse anche la giunta. C’è poi un’ipotesi di falso legata al contenuto della delibera andata in votazione. Ma il procedimento è ai primi passi, già nel corso della settimana potrebbero arrivare novità.