Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Vince il Sì, è una valanga

Fonte: L'Unione Sarda
14 giugno 2011


Bocciati nucleare, acqua privatizzata e legittimo impedimento
Quorum nazionale al 57 per cento. Tabù sfatato dopo 16 anni
Il quorum è stato raggiunto. La certezza, dopo un tam tam che è andato avanti per tutto il giorno sulla rete, si è avuta già con l'arrivo dei primi dati ufficiali al Viminale, immediatamente dopo la chiusura delle urne.
Alla fine l'affluenza ha superato il 57 per cento. E i Sì per i diversi quesiti, senza significative variazioni per i diversi temi affrontati, oscillano tra il 94 e il 96 per cento. Il risultato più netto è quello registrato dal quesito numero 2, sull'adeguata remunerazione delle società private che gestiscono il servizio idrico integrato: favorevolmente all'abrogazione della legge si è pronunciato il 96,31% degli elettori. Solo leggermente più bassi quelli che hanno scelto di dire addio ai provvedimenti sulla gestione dei servizi pubblici locali (95,83) sul legittimo impedimento del presidente del Consiglio (95,14) e sul nucleare (94,74).
I DATI I più solerti a votare, tra gli abitanti delle città capoluogo, sono stati i fiorentini (65%), mentre la Regione che ha fatto registrare la più alta percentuale è il Trentino Alto Adige (64,6). Quorum non raggiunto a Palermo (48,5) e Napoli (49,3), mentre a Roma si è arrivati al 60,6. Bassa l'affluenza a Milano (52).
I PRECEDENTI Il risultato di ieri sancisce il ritorno a nuova vita dell'istituto del referendum abrogativo. L'ultima consultazione valida era di sedici anni fa. E siamo comunque molto lontani dell'87,7% di affluenza registrato nel 1974, all'esordio dello strumento referendario, quando gli italiani si pronunciarono sul divorzio.
ASTENSIONISMO Dal 1995 è questa la bestia nera dei referendari. Nulla hanno potuto le vivaci campagne referendarie dei Radicali e gli scioperi della fame di Marco Pannella: per far fallire una consultazione si mostrava sempre più efficace l'invito a disertare le urne. Anche Papa Ratzinger ha sostenuto la linea dell'astensione per affossare i quesiti sulla procreazione assistita, nel 2005.
Il punto più basso si è avuto nel 2009, quando Mariotto Segni, vincitore nel '91 e nel '93 con i suoi referendum sulla legge elettorale, è stato clamorosamente beffato dal “Porcellum”, totalizzando il record negativo di votanti nella storia della Repubblica (solo 23,4%). Ieri l'inversione di tendenza, nella quale si segna il ritorno a quella stagione in cui Bettino Craxi (era il 1991) invitava gli italiani ad «andare al mare» e loro facevano l'esatto contrario, portando l'affluenza al 62,2% per abrogare le preferenze elettorali.
LA STORIA Prima di allora, c'era stato il plebiscito sul divorzio, con l'87,7% di votanti nel 1974, percentuale seconda solo a quella (89,1%) che nel '46 aveva scelto tra Repubblica e Monarchia. E poi i primi referendum radicali nel 1978, sulla legge Reale (ordine pubblico) e sul finanziamento ai partiti (81,2% di votanti). E ancora, nel 1981 la campagna per il no all'abrogazione dell'aborto (alle urne il 79,4%), che vedeva trionfare accanto a Marco Pannella una battagliera Emma Bonino.
I REFERENDARI FESTEGGIANO Il primo a farsi sentire è stato Pannella, che saluta la «rivolta democratica». Mentre Emma Bonino esalta la «miglior risposta a chi aveva dato l'istituto referendario per clinicamente morto».